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SONO IO L’UOMO?

di Andrea Mucciolo

Non ce la faccio. Non posso. Ho sbagliato a farmi coinvolgere in tutto questo. Non sono la persona più adeguata per un incarico così gravoso. Già sento tutta la pressione schiacciarmi. Mi hanno detto che è normale sentire un po’ d’emozione la prima volta. Ma non è soltanto questo. Si tratta di qualcosa di più profondo, più recondito, qualcosa che forse non ho il coraggio d’ammettere neanche a me stesso.
È tardi, tutti mi stanno aspettando, è me che attendono, solo me. Nessun altro può prendere il mio posto, non s’è mai vista né sentita una cosa simile. Se fossi  malato, la questione sarebbe diversa; ma io sto benissimo, perciò non posso tirarmi indietro.


Non ce la faccio. Ma perché? Per quale ragione devo sentirmi così? Sono sempre stata una persona forte, capace di infondere sicurezza negli altri. È una responsabilità enorme la mia, e ho paura. Mi hanno detto che se ora sono qui, significa che posso farlo, altrimenti non sarei stato scelto. Non lo so.
Li sento. Sento la loro agitazione al mio ritardo, al mio sciocco ritardo. Non posso comportarmi così, no. Ecco, ora stanno invocando il mio nome, stanno urlando di me, mi vogliono, e non andranno via finché non li avrò salutati. Qualcuno applaude. Altri cantano. Già mi hanno annunciato, e ora?


Basta. Ora imploro aiuto da chi me l’ha sempre dato. Sento che riceverò questo aiuto, ne sono convinto. Ne sono convinto? Ne sono sicuro! Ecco, queste le parole che volevo e dovevo sentirmi dire! Ora sì, ho ritrovato me stesso. Ora finisce questo sciocco atteggiamento da parte mia.
Adesso ho tutta la forza del mondo, dell’universo per compiere la mia straordinaria missione.
Mi affaccio sulla balconata.
Un tripudio incommensurabilesi leva dalla piazza.
“Cari fratelli e sorelle”, comincio, la mia voce impetuosa.

Un’acclamazione vien fuori dalle decine di migliaia di persone che rivestono Piazza S. Pietro.
Sento il loro calore, la loro profonda ammirazione per tutto ciò che raffiguro, simboleggio. Per quello che difendo. Non devo deluderli come alcuni miei predecessori, questo mai.
Ce la farò. Lo so.


Mentre dentro di me, con tutto il mio cervello, il cuore, l’anima, ringrazio il Sommo Artefice della mia eterna beatitudine, glorifico il Suo Nome dinanzi al mondo che m’osserva.