Fornitura da parte del Carrier di numeri 899 per servizi di cartomanzia al telefono

 

Il sensale

Luca aspettava nervosamente sulla porta che dava nel suo giardino, fissando il cancelletto che conduceva all’uscita come una sentinella pronta ad avvistare il nemico. Ogni tanto rientrava in casa, faceva un giretto nel soggiorno, puntualmente tornava a presidiare la porta.
“Eccomi”, si udì alle sue spalle. Luca si girò di scatto:
“Ah, ma come mai tutto questo tempo?!”, esclamò, e poi, senza attendere risposta: “Lascia stare, dimmi piuttosto cosa ti ha detto?”.
“Detto nulla, sarebbe molto difficile che lei mi dicesse qualcosa”, precisò ironicamente il nuovo arrivato, “tuttavia”, proseguì, “da quello che ho potuto osservare con i miei occhi, non aspetta altro che una tua chiamata, è depressa, non ce la fa a prendere decisioni, ma se sarai tu a chiamarla, tutto si sistemerà e tornerete assieme”.
“Mai!” strepitò Luca, “la colpa è sua, spetta a lei il primo passo… Ma dove vai? Torna qui, non mi dici altro?!”
“Sarò di ritorno a breve, vado a fare un altro giro di ricognizione”.
“Ma dove vai? Torna qui!”, Luca, esausto, rientrò in casa e si accasciò sul divano.

 

Monica stava posizionata sul balcone piccolo della cucina, quello che dava sulla via principale, come una sentinella di guardia. Andava avanti, poi indietro, poi si girava,  riandava avanti. Appena lo vide arrivare, urlò: “Aspetta che vengo giù ad aprirti!”, come una forsennata corse giù per le scale, quasi travolgendo una vegliarda con le borse della spesa; arrivata agli ultimi tre scalini, anziché scenderli li saltò letteralmente, e si scaraventò contro il portone. Senza troppi convenevoli, domandò al suo amico:
“Che cosa ti ha detto?”.
“Detto nulla, sarebbe molto difficile che lui mi dicesse qualcosa”, precisò ironicamente il nuovo arrivato, “tuttavia”, proseguì, “da quello che ho potuto osservare con i miei occhi, non aspetta altro che una tua chiamata, è depresso, molto,  non ce la fa a prendere decisioni, ma se sarai tu a chiamarlo, tutto si sistemerà e tornerete assieme”.
“Mai!” schiamazzò Monica, “la colpa è sua, spetta a lui il primo passo… Ma dove stai andando? Torna indietro! È tutto qui quello che avevi da dirmi?”.
“Sarò di ritorno a breve, vado a fare un altro giro di ricognizione”.
“Ma  torna qui!, Monica, stremata, rientrò in casa e si accasciò sul letto.

Luca si destò da un sonno nervoso, per ritrovarsi il suo amico davanti, in piedi, immobile.
“Ma come hai fatto ad entrare?”.
“Lascia perdere, adesso mi sono stancato, vi amate tutti e due, questo è sicuro, vi state comportando come due sciocchi bambini, o la chiami, oppure…”.
“Oppure cosa?” domandò Luca impaurito, ma come risposta trovò un’espressione che gli raggelò il sangue.
“Dammi il telefono”, sussurrò appena Luca.
“Il telefono te lo prendi da solo, comunque devi aspettare le tre precise per chiamarla”.
“Perché le tre precise?”.
“Non fare domande, e aspettami qui”.

 

Monica  si destò da un sonno nervoso, per ritrovarsi il suo amico davanti, in piedi, immobile.
“Ma come hai fatto ad entrare?”
“Lascia perdere, adesso mi sono stancato, vi amate tutti e due, questo è sicuro, vi state comportando come due sciocchi bambini, o lo chiami, oppure…”.
“Oppure che cosa?” domandò Monica impaurita, ma come risposta trovò un’espressione che le raggelò il sangue.
“Dammi il telefono”, sussurrò appena Monica.
“Il telefono te lo prendi da sola, comunque devi aspettare le tre precise per chiamarlo”.
“Perché le tre precise?”
“Non fare domande, e aspettami qui. E prova a chiamarlo due volte al massimo, se non risponde o è occupato lascia stare, fa’ come ti dico, mi raccomando”.

Il “mediatore” di cuori, oramai stremato pure lui, corse nuovamente fuori, sudato, quasi con la lingua di fuori per tutto lo stress che stava subendo in questi ultimi giorni. E corri di qua e corri da là, e riferisci questo e riferisci quest’altro, basta, questi babbei mi hanno stancato, rifletté, ma come mai è così difficile amare? meditò tre sé e sé.

…………………………………………..
“Sei pronto?”.
“Sì, adesso la chiamo… Ma è occupato… Aspetta, mi è appena arrivato un messaggio: il numero ha provato a chiamarla alle ore 15,00 trovando il suo numero occupato… Ma è il numero di Monica, allora mi ama ancora! Lei ha comunque provato a telefonarmi senza sapere che anche io volevo chiamarla, ah, che bello, allora mi ama ancora!”.
L’informatore alzò gli occhi al cielo.
“Avanti usciamo”, decretò il delatore.
“Ma dove andiamo? Devo chiamare Monica”.
“Zitto! Sbrigati, aspettami al parco in piazza Garibaldi, veloce!”.

La gente era impaurita da questo pazzo che correva appunto come un squilibrato per le vie della città, svicolando tra la gente fitta e densa come purè, intrufolandosi in mezzo a loro e quasi facendo cadere le persone. Ma aveva una missione da compiere.

Monica fu fatta uscire di casa e costretta anche lei a questa corsa folle dal suo amico, il quale ad un certo punto si fermò e le disse: “Ok, devo un attimo lasciarti, adesso vedi quella via a destra della fontana?  bene, inizia a percorrerla, ma lentamente, molto lentamente, io sarò di ritorno tra breve, ciao”.
“Ma dove vai?!”.
“Fa’ come ti ho detto, ciao!”.

…………………………………………..

“Ma dove sei stato?” domandò Luca.
“Zitto, e vieni con me, corri, allora, devi tornare a casa, ora non posso spiegarti, però non devi passare per il corso principale, prendi la strada che costeggia la ferrovia, sbrigati, e non fare domande”.
“Io vorrei sapere cosa diavolo…”.
“Zitto!”.

……………………………………..

Luca, mentre correva come costretto dal suo amico, quasi si scontrò con Monica, la quale mogia mogia passeggiava per la via.
“Monica? Ma che ci fa qui?!”.
“Io? Beh ecco… facevo una passeggiata… ho trovato la tua chiamata…”.
“Anche io ho trovato la tua chiamata… amore…”.
“Ci siamo chiamati insieme… saremo telepatici…”, aggiunse Monica.
“Saremo innamorati”, precisò Luca.
Incuranti dei vecchietti del bar seduti ai tavolini esterni che guardavano con la lingua di fuori, i due piccioncini si scambiarono il bacio appassionato più lungo della loro vita. Si fermarono solo quando sentirono qualcosa che si strusciava in mezzo alle loro gambe.
“Ti piacciano i gatti?”, domandò Luca.
“Li adoro”, confermò Monica.
“Allora potremmo tenerne uno nella nostra nuova casa appena ci sposeremo”, affermò Luca.
“Ma certo”, replicò felice Monica. Il bacio riprese, con dolce sottofondo di fusa.

……………………………………………………………………………………

Ai gatti invidiosi che si domandavano come mai ad Achille era concesso entrare in casa con le zampe sporche dopo che aveva piovuto, come mai lui non era obbligato ad usare la lettiera e come mai i suoi pasti erano tutti cucinati in casa e non a base di scatolette e croccantini, Achille replicava serafico e laconico:
“Se tutti credono tu sia dalla loro parte, non farai il gioco di tutti, bensì solo il tuo”, e riprendeva a mangiare con gusto il suo salmone norvegese, leccandosi i baffi per atteggiarsi.

 

numerazioni a valore aggiunto - cartomanzia svizzera