Andrea Mucciolo - Il sito ufficiale
Scrittore, aforista,
editore delle Edizioni Galassia Arte

agenzie letterarie -
grammatica italiana - case editrici - pubblicare poesie
Ah, si ricomincia, che stress. Fa male starsene troppo tempo in ferie, rende solo più pesante tornare al lavoro. E il mio è un lavoro stancante, sia mentalmente che fisicamente. Troppe cose a cui pensare, troppe. E poi devo stare attento a non dimenticarmi di nessuno dei miei clienti. Uno solo, ne basterebbe uno soltanto, e la mia reputazione sarebbe compromessa per sempre. Il colmo, poi, è che nemmeno potrei dire che sia giunta l’ora di andare in pensione per “Sì certo, una cosa da niente se avessimo i quattrini con noi”, intervenì Roberto concitatamente, “hai per caso dimenticato che siamo stati ripuliti come una trota eviscerata?”, concluse Roberto con una battuta da umorismo nero, più nero che umoristico. Tutti si voltarono verso Paola. Pare che a questo non avesse pensato. “Già, chi dovrà essere a decidere, secondo te, su chi dovrà morire in Svizzera e chi dovrà sconfinare?”, chiese in maniera sarcastica il prof. Giovanni.
Paola non rispose, rimase con la testa abbassata, lo sguardo sull’asfalto bernese, intenta a fissare non si sa bene che cosa. Poi, quando capì che finché non avesse dato una risposta, nessuno le avrebbe staccato gli occhi di dosso, prese la parola, e comunicò all’assemblea dei derelitti qualcosa di improbabile, inverosimile, assurdo, grottesco e degradante: “Avete ragione… io ho avuto quest’idea, che comunque voi, vi rammento, avete accettato senza remore… ma in ogni caso spetta a me, trovare una soluzione al problema della mia trovata… e io la soluzione ce l’ho, tranquilli”, e sorrise, un sorriso perverso, un ghigno maligno, ironico, tagliente. “E ti dispiace dire anche a noi questa tua idea?”, domandò Fabio, tutto ad un tratto entrato nella disputa.
“No, non mi dispiace affatto… Servono i soldi, la pecunia? E io la procurerò, e anche in tempi brevi”, decretò Paola. “Ah… ancora con questi enigmi”, proruppe Roberto, “tu dici che rimedierai i soldi eh? E come di grazia… e che i soldi adesso si “rimediano”, eh? Solo il lavoro può darti del denaro, ma ci vuole tempo e conoscenze per trovarne uno, e qui sei pure in un paese straniero, che ne pensi? Fai tutto facile tu, vero?”.
“Hai ragione Roberto, per fare i soldi ci vuole un lavoro… e infatti è quello che intendo fare… lavorare, ma per il lavoro che ho intenzione di svolgere non serve tempo per cercare chi sia disposto a dartene uno, perché è un lavoro in proprio… non ci vuole molto per guadagnare grosse somme… perché è un lavoro molto richiesto e che non conosce crisi… e non serve parlare la lingua locale… perché in questo lavoro a nessuno interessa se parli o meno…”.
Un drappo di gelo calò sulla comitiva di sciagurati. Tutti i maschi incollarono gli occhi su Paola, riportando alla mente tutte le volte che si erano eccitati guardando il suo seno, cioè due meloni maturi… Richiamarono alla memoria l’inizio della stagione estiva, quando Paola mostrava le sue gambe glabre, eccitanti… e la sua mini-minigonna… che concedeva poco spazio all’inventiva… non ci volle
cartomanti al telefono fare due più due. Le ragazze del gruppo, dal canto loro, non rimasero scioccate più di tanto, al contrario, erano piuttosto risollevate… da non dover essere loro a fare quest’atto disgustoso, pensiero che per qualche istante in precedenza aveva transitato nei loro cervelli spappolati. Nessuno si oppose, no. Anzi, alcuni degli uomini, tra cui il prof. Giovanni e Alessandro, maledirono la loro mancanza di denaro, che non avrebbe permesso loro di approfittare di questa grandiosa opportunità, la quale, peraltro, non si sarebbe verificata se, per l’appunto, avessero avuto dei soldi.
“Va bene Paola”, intervenne scioccamente rosso in viso il prof. Giovanni, “se questa è la tua decisione va bene… Ascolta, non so… voglio dire”, fece una risatina (stupida), “quanto tempo ti occorrerà per… insomma”, (altra risatina scema) “per mettere insieme i soldi necessari per le… ehm… diciamo “trasferte”… ma noi nel frattempo cosa dobbiamo fare? Dovremo anche mangiare… sennò moriremo di fame” (altra risata, la più idiota di tutte).
“Cosa dovrete fare?”, disse Paola, motteggiando il professore, “provate a impiccarvi… così farò meno fatica”, e, detto questo, s’avvio a passo veloce verso il centro di Berna, città a lei sconosciuta e per niente facile.
Il gruppo dei momentanei ventidue rimase fermo, con lo sguardo stupido e con pensieri ancora più idioti nelle loro menti. Quanto era cambiato quel quartiere, pensò Fortini, era stato oramai completamente snaturato, specialmente dopo la costruzione della sopraelevata. Come si può, considerò Fortini, erigere uno stradone per aria in un quartiere storico come questo? E che siamo a Los Angeles con le Freeway? Era
cartomanzia online obbrobriosa, detestata da tutta la cerchia di intellettuali, ambientalisti e uomini della cultura e dello spettacolo. Ma l’amministrazione guidata dal sindaco Bustarelli l’aveva avuta vinta, nemmeno l’intervento di Italia Nostra e addirittura dell’Unesco avevano dato esito positivo. La gente è proprio ignorante, rifletté. Da quando era stata innalzata la superstrada, vale a dire cinque anni fa, l’inquinamento era aumentato in maniera tale che nessuna trattoria del quartiere teneva i tavolini all’aperto; quelle che fecero un tentativo all’inizio, si accorsero ben presto che le tovaglie diventavano in poco tempo nere, e la gente protestava per entrare all’interno dei locali, ormai già pieni. Il quartiere era in crisi, erano rimasti quasi esclusivamente uffici, poca gente ci viveva, e anche i locali aperti la sera stavano via via chiudendo tutti. Non era più il luogo per gli stornelli romaneschi e le cene alla frescura estiva. Fortini ci veniva esclusivamente per il suo amico Vito.
“Eh… è successo caro amico mio, che stavolta, a differenza del passato in cui io stesso ho gridato alle truffe e alla ciarlataneria, stiamo realmente andando incontro alla fine del mondo”.
“Cosaa…”, le parole morirono in bocca a Vito, che rimase a bocca aperta con un fiasco di vino in mano, da vero oste. Certo lui ci credeva a Riccardo, e non perché fosse un suo amico, ma perché sapeva della sua competenza. Era proprio grazie a lui che la figlia si era laureata in fisica, a lui che l’aveva seguita personalmente tra innumerevoli difficoltà.
“Ora però scusami Vito, ho bisogno di rilassarmi… ne parliamo dopo…”.
“Ma certo certo, come vuoi Riccardo… è solo che m’hai sconcertato con questa rivelazione… ah scusa, ti sto importunando… dimmi che ti porto?”
“Penne all’arrabbiata”. Quella sera rientrando a casa, Fortini appariva pensieroso, come assorto in qualcosa troppo grande per lui, qualcosa appunto come la fine del mondo.
Parcheggiò la sua Fiat 11.000 nel garage sotterraneo del suo palazzo, quindi prese l’ascensore e salì sino al quinto e ultimo piano, dove c’era il suo appartamento, un attico di 120mq. Uscito dall’ascensore, inserì la tessera nella serratura. La porta fece “beep” e si aprì, lasciando il professore da solo nella grande casa, tra i suoi libri, i suoi riconoscimenti, la polvere. Mancava proprio una presenza femminile in questa casa, osservò Fortini. Andò in cucina, aprì il frigo: al suo interno era già avvenuta la fine del mondo, fantasticò; davanti a lui si presentava uno scenario della desolazione più totale: metà cipolla su un piattino in alto a destra, una piccola pescamela quasi marcia in basso a sinistra, e mezzo litro di latte aperto che puzzava più della metro di Roma nell’ora di punta. Tutto qui. Domani sarebbe andato a fare la spesa, si sentì promettere a se stesso. Ma non ci credeva neanche lui. Odiava fare la spesa, non la riteneva una cosa decorosa per un uomo della sua cultura e importanza.
Si andò a sdraiare sul letto ancora vestito, era sudato e aveva anche mal di testa, era stata una giornata molto pesante per lui, aveva bisogno di pensare ma anche di riposare, altrimenti non ce l’avrebbe mai fatta ad affrontare tutta questa vicenda, anche se, rifletté, che cosa c’era da fare? Lui sarebbe dovuto morire e basta, come tutti gli altri, c’era ben poco da meditare. Tuttavia, forse si sarebbe potuta fare qualcosa, già, perché arrendersi in questa maniera, avrebbe potuto… Dopo la dichiarazione ufficiale di Fortini resa un paio di settimane addietro, un certo timore e una pesante insicurezza iniziò a insinuarsi tra le persone che lo conoscevano bene. Aspettavano che lui li guidasse, dicesse loro cosa fare. Oramai, tutte le persone che sapevano della sua professionalità e della sua competenza di studioso non avevano più alcun dubbio, e si stavano preparando al peggio, mentre il resto del mondo dormiva. Né la televisione, né i giornali davano il benché minimo spazio all’argomento, e neanche la “Rete”, di solito sempre attenta a notizie del genere, se ne stava occupando. Dormiva il mondo, il sonno degli innocenti o meglio dei deficienti. Fortini percepì lo stato d’agitazione delle persone che lo circondavano e così, un pomeriggio d’agosto del 2098 convocò studenti, proseliti,
agente letterario colleghi e amici in un’aula dell’università ormai deserta; in tutto circa una ventina di persone. Nell’aula magna della facoltà, il prof. Fortini fece il suo ingresso e, da dietro la cattedra, dove era solito tenere le sue sontuose lezioni in un’aula gremita, dove gli studenti accalcati facevano capolino con la testa per poter vedere o semplicemente udire le parole che uscivano dalla bocca di un luminare, accese il microfono, si schiarì la gola e iniziò a parlare davanti ad una platea decimata.
“Siamo alle soglie di
tarocchi basso costo credo che sia meglio entrarvi preparati e non lasciare nulla al fato”. Accorgendosi della propria ridicolaggine nell’usare il microfono per una audience così esigua, lo spense in maniera quasi impercettibile, poi, prendendo un foglio stropicciato che teneva nella tasca dei pantaloni, si mise gli occhiali e iniziò a leggere:
“Dato che se non ci fosse alcuna verità in ciò che pochi giorni (settimane o mesi) fa ho annunciato al mondo intero, il rispetto profondo per la mia buona fede e la
tarocchi al telefono disponibilità autocritica nei confronti della propria decadrebbero automaticamente…Una cosa è il probabile, altra il certo, solo se so tenerle ben distinte, non cederò mai alla tentazione di credermi più degli altri immune dal dubbio e della critica, e anzi non chiederò di meglio ai miei amici come ai miei nemici.
Vi potrei citare un elenco di cialtronerie, credenze malfondate, ma che hanno causato diaboliche ostinazioni nei comportamenti distruttivi che esse motivano…”
Si interruppe bruscamente, posò il foglio sul tavolo e, con un atto disinvolto cancellò dal suo volto quel senso di terrore e di fervore che si poteva evincere dalle sue parole, scritte per sopperire all’emozione che la situazione alquanto insolita comportava.
Il tono di voce divenne bonario, quasi amichevole, e si lanciò in un monologo di spedita improvvisazione, abbandonando il tono da “professorone” usato poco prima.
“Miei cari ragazzi, amici e colleghi… La ragione per cui vi ho qui riunito in questo afoso pomeriggio romano, quando magari potevate starvene
spaparanzati al mare sotto il sole, o sguazzare nel fresco dell’acqua , è che stiamo vivendo un momento molto drammatico; l’intera umanità sta vivendo un momento molto drammatico, se solo se ne rendesse conto. Ma voi siete diversi, siete
tarocchi on line distinguere la scienza dalla ciarlataneria, perciò vi salverete, noi tutti ci salveremo, ho già pronto un piano che ci permetterà di sfuggire alla morte. Non
899 potete immaginare quanto ho riflettuto su tutta questa vicenda, guardandola da tutte le angolazioni possibili immaginabili, e sono giunto alla conclusione che forse abbiamo qualche possibilità concreta di salvarci, anche se non so con quali risultati. Grazie ad alcune conoscenze, sono riuscito
zitto e godi antiatomico in Svizzera, a Berna, per l’esattezza; ho speso tutto quello che avevo risparmiato in questi anni, anche se debbo ammettere che il prezzo non è stato molto alto: i proprietari, non ritenendo vera la fine del mondo, hanno creduto di fare comunque un affare, trovando un pollo, tra virgolette, disposto a comprarselo; chissà da quanto tempo tentavano di sbarazzarsene! Non si sono resi conto che avevano “oro” tra le mani, per mia fortuna!
Dicevo, dunque, che questo rifugio antiatomico
dovrebbe salvarci dall’impatto devastante di questa miriade di piccoli asteroidi, dico
dovrebbe perché non ne ho, ovviamente, la certezza assoluta, ma dai calcoli che ho ultimato, posso dire che ci proteggerà al novanta per cento. Perché vedete, questi asteroidi, non ci uccideranno tanto per l’impatto contro il suolo della terra, che non dovrebbe essere molto violento, (anche se sarà comunque una delle cause di morte e distruzione), ma piuttosto perché nell’urto rilasceranno dei gas letali, che in ogni caso, nel giro di qualche giorno si dissolveranno del tutto, permettendoci così di uscire fuori. Noi li chiamiamo asteroidi per convenzione, ma non sono dei veri e propri asteroidi, benché molto simili, ma dei corpi provenienti da un’altra galassia, in rotta verso la terra e, non avendo mai avuto modo di studiarli da vicino, non sappiamo come classificarli. Le maschere antigas di cui disponiamo oggi non servono a nulla, perché questi tipi di gas si è calcolato hanno una sottigliezza tale che riescono a penetrare qualsiasi materiale, anche ermetico, quindi nessun tipo di filtro potrà mai resistergli; pensate, la sottigliezza di questi gas è dieci volte superiore il livello più alto della scala Mastroni. Nemmeno nelle nostre case saremmo al sicuro, sempre ammesso di non venir colpiti da uno dei tanti asteroidi; il silicone, anche del tipo Th 8, non basterebbe a sigillare a dovere le nostre porte e finestre; il sottosuolo è la nostra unica speranza, sempre che sia, è ovvio, molto infossato nella crosta terrestre, e con le pareti fatte di cormolanite, l’unico materiale con qualche speranza di resistere a questi gas; normali cantine o stazioni metro non serviranno a niente.
“Sì ma come faremo a respirare?”, domandò un furbo.
“La cormolanite poi non è che faccia così tanto bene!”, intervenne un altro genio, “E’ più cancerogena dell’amianto!”
“E’ semplice: porteremo con noi le bombolette dell’ossigeno della
Stephen-Rehmmer, di lunga durata e a lento rilascio; certo, non sarà come l’aria vera ma, ragazzi, stiamo andando incontro alla fine del mondo non ad una gita alle cascate delle Marmore! Quanto all’obiezione sulla cormolanite, detta sostanza può rivelarsi dannosa solo a seguito di una lunga esposizione, e non dopo qualche giorno. Vi prego, non fatevi prendere dal panico, sarebbe la cosa più grave”.
Il professore fece un lungo sospiro, quindi riprese:
“Questo rifugio è molto profondo, fu costruito nel 1938 per resistere ad una forza cento volte superiore alla bomba atomica che devastò la città di Hiroshima, nell’allora Giappone, l’odierna repubblica di Nippo-Shinto, e ha, per l’appunto, le pareti rivestite di cormolanite. Nessun
gay al telefono di questo rifugio e purtroppo non è molto grande, quindi vi prego di dirlo al minor numero di persone possibile, giusto i vostri parenti più stretti, se mai vi crederanno. Purtroppo non potrete portare nulla nel rifugio,
proprio non c’è posto, capite? Lo so, è triste doversi separare da oggetti pieni di ricordi, ma non abbiamo scelta, è la nostra vita in ballo ora. Per il cibo basterà molto poco, sono solo alcuni giorni, e, chiaro, ci accontenteremo delle scatolette!”
“Professore, lei pensa che se ci salveremo saremo nelle condizioni psicofisiche per affrontare il “brandello” di mondo rimasto e ricominciare da capo?”.
“Mio caro Alessandro, io questo non te lo posso garantire, mentirei se ti dicessi il contrario. È chiaro che andiamo incontro all’ignoto, ma non penso che starcene fermi ad aspettare la morte in maniera fatalista sia una cosa bella da fare. Hai ragione comunque, quando ti poni il problema delle nostre eventuali condizioni psicofisiche; è normale pensare che un’esperienza simile, e soprattutto l’eventuale che ci aspetterà sarà molto provante per il nostro fisico e soprattutto per la nostra mente; ma devi anche pensare che le persone che andranno in questo
numeri hot rifugio si conosceranno tutte, e quindi penso che rimarremo vicini aiutandoci a vicenda, il che, credo, sarà un qualcosa che nascerà spontaneo, dato il catastrofico evento a cui prenderemo parte”.
Una flebile voce si intromise nel discorso del prof. “Riccardo, scusa se ti interrompo…”, Filippo Mosella, docente di psicologia, si alzò dalla sedia e si avvicinò al prof. rivolgendo il volto verso la platea degli ascoltatori, “…ma vi devo mettere in guardia su un
ragazze al telefono ossia che la stragrande maggioranza della gente se ne infischierà del fondamento di realtà o di verità delle affermazioni riguardanti la fine del mondo, e si preoccuperà solo degli effetti che un certo annuncio potrà avere…”, le sue parole iniziarono ad avere un tono concitato, e tutto di un fiato riprese “…e credo ci sia un punto importante da sottolineare: è ragionevole credere, che non siamo gli unici in tutto il mondo che stanno tentando di difendere la propria vita, ci sarà di sicuro qualcun altro che come noi tenterà di fare la stessa cosa, magari in qualche zona lontana e,
numeri erotici dici giustamente tu, potrebbe anche essere che il mondo non sarà devastato poi tanto e magari ci ritroveremo qualche migliaio di individui a ricominciare tutto
numeri porno da capo e, anche se è triste ammetterlo, in una tale eventualità, sarà sempre il denaro a farla da padrone. Voi magari pensate che in una simile circostanza ci stringeremo tutti quanti insieme senza egoismi, volendoci bene e aiutandoci l’un l’altro; macché! Magari
telefono hard potesse essere così. Anzi, l’uomo specula sulle disgrazie altrui,
sciacalla i suoi simili. Se voi credete che una persona che magari ha avuto la fortuna di vedere la propria casa rimanere in piedi, vi ospiterà gratis, siete degli illusi. Vigerà sempre la regola del “Tu cosa mi dai in cambio?”, lo so, è ridicolo pensare che in
sexo telefonico una simile circostanza ci saranno persone ancora attaccate ai beni materiali, ma, lo sapete, l’uomo avido è anche stupido. Anche se ci conosciamo più o meno tutti, dovete capire che nelle particolari circostanze in cui ci verremo a trovare, sarà difficile per tutti, quasi una sfida direi, il rimanere amici. Pensate dover litigare
sesso al telefono per magari una delle ultime scatolette di cibo rimaste; adesso vi sembrerà incredibile una cosa del genere è ovvio, ma voi non avete mai provato la fame, quella vera, e vi assicuro che la fame, come il dolore, fanno a volte dimenticare all’uomo che è un essere umano, e lo fanno agire
numeri erotici basso costo comporta come una belva non perché spinto dalla necessità, ma solo per cupidigia, ed è principalmente da queste persone che vi dovrete guardare, che prego il Signore con tutto il cuore non siano presenti tra di noi.
sesso telefonico capisco il vostro idealismo, il vostro bisogno di fiducia negli altri ma
telefono erotico nella mia vita ho incontrato tanta cattiveria, e conosco bene la mente di queste persone, questi sciacalli senza religione né morale alcuna”.
Con tono pacato e contenuto, con tutta la sua diplomazia e calma serafica, il prof. Fortini, per placare gli animi irrequieti di studenti quasi sull’orlo di una crisi di nervi, (
e che sarà mai successo, mica stiamo in punto di morte, o no? Mica sta per caderci il mondo addosso, o no?) come se nulla si fosse detto o ascoltato, riprese a parlare con voce ampollosa e seria:
“Ci si prospetta un dilemma morale, che non dipende da errori deliberativi o conflitti tra obblighi, qui la norma e la metamorale non centrano. La soluzione del dilemma
padrona al telefono è da porre in termini pratici e non teoretici. Non è un problema di logica quello che ci si prospetta, ma un qualcosa che va ad intaccare l’integrità delle persone. Lo so ragazzi la
mature al telefono scelta non è facile, ma è in gioco la salvezza del genere umano. Dobbiamo essere in grado di tollerare anche le azioni che ci sembrano più assurde e lontane da noi, anche quando ci è chiaro che sono sbagliate, e trovare in esse una qualche giustificazione, ma con tutto il nostro discernimento e buon senso, tenerci alla larga dal compiere simili azioni.
Allo stesso modo noi, oggi, non dovremmo rinunciare alla verità che le scienze biologiche e cognitive a mano a mano ci vanno dispiegando sulla nostra fragile, e per natura esposta all’errore, umanità. L’origine evolutiva della perseveranza nell’errore, evoluzione da cui ci
linea erotica basso costo può interrompere con il renderci consapevoli di essere, sì, degli animali, ma razionali, in ciò sta la differenza che ci permette di agire più o meno consapevolmente.Ora, capisco perfettamente il tuo punto di vista Filippo e, posso dire, che in linea di massima sono d’accordo con quello che dici, la cattiveria e l’avidità umana non conoscono confini, lo so fin troppo bene anch’io, che ne ho
telefono erotico dal vivo tante nella mia vita. Però vedi Filippo, proprio perché stiamo per affrontare una circostanza così catastrofica, dobbiamo evitare di essere catastrofici! Dobbiamo tirare fuori tutta la nostra forza e non abbandonarci al destino… Ci conosciamo quasi tutti in quest’aula e, sinceramente, non credo che fra di noi ci sia qualcuno così avido e stupido, dovesse
telefonoeroticobassocosto e subito! In ogni caso, anche se qualcuno dovesse lasciarsi trasportare dalla cupidigia… Che significa questo? Significa forse che dovremmo lasciarci morire tutti quanti senza reagire, solo perché qualcuno è così stupido da non capire che in una simile situazione l’unico sentimento utile e vincente è l’altruismo? Questo mai, la vita è sacra e va difesa… Poi, voi fate pure come vi pare, il mio pensiero lo conoscete… Adesso, fa veramente troppo caldo… e credo che per oggi abbiamo discusso fin troppo, la cosa migliore è rimanere sereni, altrimenti non ce la faremo mai, e soprattutto cercate di rimanere sempre uniti, sennò Durante l’assenza di Paola, che durò appena due giorni, i ventitré spiantati, rimasti momentaneamente in ventidue, vissero d’elemosina. Il loro caso, cioè la clamorosa truffa subita, non era arrivato alle orecchie di nessuno. Tuttavia, quando in una città tranquilla e disciplinata come Berna, irrompono all’improvviso ventidue persone che domandano la carità, non è un fatto che possa passare inosservato, benché ognuno si fosse scelto una “zona” solo per
linea erotica Sembrava anche ci fosse un certo malumore tra i bernesi, che da tempo non erano più avvezzi a vedere la loro città deturpata dai mendicanti. Solo la celerità di Paola li strappò al pericolo di venir interrogati dalla polizia locale, cosa che avrebbe portato diverse disgrazie alla combriccola di scalognati. Paola tornò molto cambiata. Dentro. Ma anche fuori. Due voluminosi lividi le si ergevano in viso, e chissà quanti altri ne celasse sotto i pesanti indumenti invernali. Tuttavia, nessuno fece osservazione su questi lividi, come nessuno domandò a Paola come stesse o cosa le fosse accaduto. Non perché non notarono i lividi, i lividi li videro eccome solo… solo che non gliene importava niente a nessuno… Erano tutti presi dall’allegria e dal compiacimento, nell’osservare che Paola era riuscita a tirar su una bella sommetta. La quale somma, in fin dei conti, non doveva servire a nient’altro eccetto che per il loro trapasso.
“Tenete, sono tutti vostri, ora decidete voi chi è che deve sconfinare”, comunicò Paola, mentre gettava con spregio le banconote per terra nel rifugio, e mentre tutti gli altri vi si scaraventavano sopra, alla stessa maniera con cui i gatti si proiettano su dei croccantini rovesciati a terra.
Forse non avevano ben compreso che quei soldi sarebbero serviti solo per quattro o cinque miserabili i quali sarebbero andati a morire nelle due nazioni confinanti. Come del resto non parevano ricordare che ai morti non serve il denaro, e tali erano loro: dei morti, sebbene momentaneamente agivano come delle persone ancora in vita. Ma era solo apparenza… Nessuno può definirsi vivo quando ha ripudiato la speranza… Quando ha perso la fiducia nel perdono degli altri.
Anche il particolare che, se non fosse stato per la loro sciocca avidità, non si sarebbero trovati in questa situazione, non sfiorò le loro menti.
Quindi, anziché essere tra i pochi esseri umani a rimanere in vita, furono gli unici a trovare la morte in tutta questa aberrante vicenda. Le ferrovie svizzere rimasero completamente bloccate per un’intera giornata. Ventitré persone, ognuna per conto proprio, in varie zone della Svizzera, ma più o meno allo stesso orario, si gettarono sotto ai treni in corsa. Come preventivato, alcuni membri della combutta furono costretti a sconfinare in Austria e nella Libera Federazione Alemanna, essendo i treni svizzeri dimostratisi, per l’appunto, insufficienti. Chi, ebbe la fortuna di incontrare treni ad alta velocità, morì sul colpo; per gli altri, meno fortunati, gettatisi sotto miseri treni regionali, fu una morte lenta e straziante, fin quando non arrivarono negli ospedali elvetici, dove vennero sottoposti all’eutanasia coatta, prescritta dalla legge federale elvetica in questi casi.
In Austria e nella Libera Federazione Alemanna la legge non prevedeva l’eutanasia. Seguirono perciò violente discussioni sulle condizioni di tre persone rimaste in vita, se di vita si poteva parlare. La puerile diatriba venne interrotta al terzo giorno, causa la morte delle suddette persone.