Il colloquio

Il primo colloquio di Laura, per il miraggio di un impiego fisso. La tensione, la speranza, la volontà di emergere, una propria vita indipendente da quella dei suoi genitori; una sicurezza economica. Appena 18 anni, è già la voglia di avere una vita per proprio conto, di allontanarsi da casa, come tanti altri giovani in questo paese. Laura guardò l’orologio, le tre e mezza, un buon orario, tutto il tempo per fare il colloquio e di andare poi, con tutta tranquillità, a cena col suo ragazzo, il quale si trovava dal suo medico di famiglia, non molto distante da dove ora si trovava Laura e che, non appena si fosse liberato, sarebbe passato a prenderla. Un lavoro già agognato da tempo, che le avrebbe permesso di avere una vera casa, non quella nella quale viveva ora, dividendo la sua stanza con due fratelli più piccoli, Marcello, di 12 anni, e Marco, di 8. Una ragazza con la sua vita privata, il suo bisogno di intimità, il semplice desiderio di parlare d’amore al telefono con Fabio, senza sopportare le puerili e stupide battute dei suoi fratelli. La voglia di avere tante cose belle, di potersi comprare almeno una volta nella vita un vero profumo, in profumeria, e non tra gli scaffali di un supermercato. Tutto si sarebbe giocato con questo impiego, uno dei pochi annunci che non richiedeva, tra i requisiti obbligatori, una laurea e nemmeno un diploma, cose che Laura non aveva. Un annuncio un po’ strano, in effetti, diverso dai soliti:

Cercasi ragazze molto socievoli, piene di vita, motivate a dare una svolta alla loro vita, senza pregiudizi e prive di ogni ristrettezza mentale, per lavoro molto remunerativo e per nulla faticoso. Tel. al: 339/7806408 ore pasti. Chiedere di Luana.

Laura era molto sensibile, una ragazza dolce, con tanto bisogno di essere capita, apprezzata dagli altri. Poteva offrire molto a chi le avesse dimostrato amicizia e affetto, ma non sopportava che qualcuno si rivolgesse a lei in maniera sgarbata o con un tono di voce troppo severo. Era una ragazza troppo sensibile. Laura si guardò intorno, nel piccolo salottino dove aspettava di essere chiamata. Poltrone di pelle, tavolino in qualche legno pregiato, tende rosse, molto elegante. Falsi d’autore di: Gaugin, Klimt, Picasso e Andy Warhol. Ottime riproduzioni, Laura era molto appassionata d’arte e, se solo avesse avuto qualche soldo, avrebbe anche dipinto, magari il suo ragazzo, come primo quadro. Le tre e quarantacinque. Non c’era nessuno a questo colloquio, solo lei, ma ancora non si decidevano a chiamarla. Era un bel villino, quello dove Laura si trovava, risalente all’Italia umbertina, con stemmi di vario genere sui portoni e altre rifiniture artistiche oggi non più di moda. La porta principale si aprì ed entrò un uomo sulla quarantina, leggermente sovrappeso,  con un sigaro in bocca. L’uomo guardò solo un attimo Laura, senza salutarla, poi la sua attenzione fu diretta sulla procace segretaria che corse ad accoglierlo. I due si scambiarono un veloce ma intenso bacio sulla bocca, poi il nuovo arrivato, Stefano, come la ragazza procace l’aveva chiamato, accennò appena nella direzione di Laura e domandò alla segretaria: “E’ lei per il colloquio?”. Alla risposta affermativa della sua segretaria, l’uomo si diresse verso Laura, stese la mano destra e disse a voce molto alta e con un gran sorriso:

“Piacere, Stefano”.
“Piacere, Laura”, replicò Laura, finalmente con la tensione un po’ allentata.
“Solo un attimo per sistemarmi e sono da lei”, dichiarò Stefano.
“Grazie, faccia pure con comodo”, rispose Laura, oramai tranquilla e priva di tutta le tensione provata fino a poco fa. Dopo nemmeno due minuti, riemerse la sensuale segretaria:


“Può entrare, il signor Stefano è pronto per il suo colloquio”.
“Sì, grazie”.
Laura entrò nell’ufficio di Stefano, un bell’ufficio, con una luce di quelle che non ti fanno male agli occhi, un ufficio molto ben curato, con una caraffa d’acqua sulla scrivania, una bottiglia di Chivas e ben sei bicchieri, tre da liquore e tre per l’acqua. “Laura, prego, accomodati, posso darti del tu?”
“Ma certo, facciamo come gli inglesi che si danno sempre del tu!”, fece Laura, per sciogliere il ghiaccio, approfittando del fatto che l’uomo era molto simpatico e affabile.
“Eh? ah, sì, certo! Ti dà fastidio se fumo?”.
“No, prego, fai pure”.
“Bene, allora Laura, non voglio farti perdere tempo”, l’uomo si sistemò nella grande poltrona girevole nera, gettò per due secondi lo sguardo su un foglio appoggiato sulla sua scrivania, quindi ritornò con lo sguardo verso Laura, “allora, dicevo, Laura, dall’annuncio non si capiva ovviamente molto, poiché abbiamo deciso che tutti i dettagli è sempre meglio darli di persona, perché crediamo prima di tutto nel lato umano, e riteniamo che non siano solo le capacità tecniche a rendere un candidato ideale per noi, ma anche, e soprattutto, i suoi aspetti prettamente personali, i suoi ideali e il suo modo di rapportarsi con gli altri”. L’uomo fece una breve pausa. Laura era proprio felice, sentiva che si sarebbe trovata bene a lavorare con Stefano, non importava che tipo di mansione avrebbe dovuto svolgere, già sentiva di aver trovato la motivazione necessaria a svolgere bene qualsiasi tipo di lavoro. L’uomo riprese:
“Il nostro lavoro, in buona sostanza, consiste nell’aiutare le persone, offrendo loro servizi che siano sempre eccellenti, ecco perché spesso assumiamo nuove persone, affinché la nostra offerta sia sempre all’altezza delle aspettative dei nostri clienti,  siamo una delle poche aziende italiane che non conosce mai crisi!”. L’uomo spense il suo sigaro dopo un’ultima boccata, quindi proseguì, “E, Laura, bada bene che noi mettiamo tutti i nostri lavoratori in regola, e fin da subito: contributi, ferie, malattia, tutto quanto, e non facciamo prove lunghe mesi sfruttando i lavoratori, a noi basta un giorno, e ci rendiamo subito conto se il candidato è idoneo o meno. Anche lo stipendio è molto elevato".
“Ma esattamente, scusa se ti interrompo Stefano, in cosa consisterebbe il mio lavoro? Lo so che nell’annuncio non veniva richiesto né laurea né diploma, ma io ho soltanto la terza media, nemmeno so usare il computer…”. Stefano alzò il palmo della mano destra verso Laura, scuotendo appena la testa: “Laura, lascia perdere, non farti condizionare, ti parlo come fossi tuo padre, l’età ce l’ho anche, eh eh, questo è quello che ti hanno sempre fatto credere tutti quanti, che solo le persone che hanno studiato siano intelligenti, in grado di fare grandi cose, beh, la vuoi sapere un cosa? Secondo me sono loro i più stupidi di tutti, credono di essere questo cazzo invece non valgono una cicca di sigaretta spenta, insomma, gente che ha studiato anni, sgobbato sui libri, perso decimi di vista per poi ritrovarsi con una laurea in giurisprudenza che sai cosa ci fanno? Beh, lasciamo stare. Tu hai tante doti Laura, io l’ho subito capito, sei una ragazza che vuole emergere, che vuole avere una propria vita, che vuole essere libera”. Laura ora provava ammirazione per quest’uomo, e volentieri si sarebbe ricacciata in bocca la sua stupida domanda.
“Guarda, se stiamo qui a disquisire su questo e su quell’altro e alla fiducia che bisogna avere in se stessi perdiamo tempo io e te, Laura, la cosa migliore è che tu veda da sola di che lavoro si tratta, e sono sicuro che capirai al volo, sì, credo tu sia la persona che stavamo cercando, priva di pregiudizi, disposta a qualcosa di nuovo, di esaltante, tu non sei di certo una persona nata per faticare, per sporcarsi le mani, una ragazza dolce, bella e delicata come te, Laura, merita molto, ma molto di più. Ovviamente il lavoro dovrà piacere prima di tutto a te, qui nessuno ti obbliga a fare qualcosa che non è di tuo gradimento. Ma vieni con me, che ti mostro subito il tuo lavoro.”
Laura e Stefano si avviarono verso un piccolo ascensore. ‘Che villa grande’, pensò Laura, ‘addirittura un ascensore interno’.
Una volta dentro l’ascensore, l’uomo spinse – 2, poi, guardando Laura ancora sorridente, ma non per molto, sorrise anche lui,  comunicando: “Siamo organizzati”, e annuì contento e convinto verso se stesso.
Giunsero in un corridoio poco illuminato, nel quale c’era solo una porta, in fondo, porta verso la quale Stefano condusse Laura.
“Coma mai lavorate sottoterra?”, chiese Laura, ancora sorridendo, ma per poco.
“La riservatezza è la prima cosa”, replicò Stefano, col suo sorriso da guancia a guancia…

Prosegui tu, ma il racconto non dovrà superare, una volta terminato, le ventimila battute totali spazi inclusi. Hai tempo fino alla sera del 15 maggio.

Andrea Mucciolo