Il correttore di bozze
Il poeta può sopportare tutto, tranne un errore di stampa. (Oscar Wilde)
Osservando la presenza di numerosi refusi o errori grammaticali nei libri pubblicati da piccole case editrici, sembrerebbe che, in quest’ultime, la figura del correttore di bozze sia inesistente o, quantomeno, considerata come molto marginale. I correttori di bozze, come visti nell’immaginario collettivo (con “Occhi d'argo”, chini su montagne di bozze passandole al setaccio per stanare il più piccolo errore) sono spesso dei free-lance che lavorano in realtà per privati, come ad esempio per studenti universitari che vogliono rendere meglio presentabili le loro tesi. Solo nelle grandi case editrici troviamo un vero team di correttori di bozze.
Tutte le altre piccole e medie case editrici usufruiscono di personale interno il quale spesso svolge mansioni totalmente differenti oppure, sempre più frequentemente, si affidano a collaboratori saltuari, magari studenti di lingua italiana che ancora hanno molto da imparare, e questo spiega il crescente numero di refusi presenti nei libri in commercio. Altre ancora, (ma qui non si sa bene se queste possano essere considerate delle vere case editrici) si affidano al correttore automatico di programmi come Word. L’uso di questi correttori potrà aiutarci a trovare solo alcuni tipi di refusi (ad esempio, in caso abbiate scritto “Correzzione” con due Z) mentre, nel caso di un refuso di questo genere: “L’aula era Ghermita di studenti”, anziché “Gremita”, Word non lo riconoscerà come errore, in quanto si tratta di due parole presenti nel dizionario della lingua italiana e un programma automatico non è sempre in grado, come un essere umano, di individuare il contesto nel quale è stato inserito un determinato vocabolo. Nel caso di una prima edizione di un libro, c’è un limite di refusi tollerabile, fisiologico, purché non sia eccessivo, altrimenti diventa indice di sciatteria. Ecco perché questa professione meriterebbe, da parte di tutti gli editori, una maggiore considerazione, affinché l’eventuale validità di contenuto dei libri da loro editi, non debba essere inficiata dalla presenza di errori/orrori grammaticali.
Andrea Mucciolo