IL GUFO SAPIENTE

Mentre mi dilettavo
nella vile arte,
di collocare ambigue parole
in versi sballati,
un gufo si sistemò
sul mio davanzale.
“Vedi - cominciò - una volta
portavo sfiga, e la gente mi scacciava
come un menagramo.
Persino un verbo
da me è nato.
Ma la moltitudine di persone
che dimora questo pianeta,
è volubile e fluttuante
come una giovane farfalla,
e ora io sono un amuleto
e come un feticcio,
in ogni bottega mi puoi trovar,
di legno di resina e quant’altro tu vuoi.
Così la tua arte poetica, al momento oggetto
di scherno e derisione, troverà un giorno
forse alla tua morte, la rinomanza smaniata.
Ma mentre la mia gloria
risiede e prosegue
nella mia razza,
la tua fama morirà con te,
e sebbene esaltati forse
dai tuoi versi, di te
neanche vaga memoria rimarrà”.

Sentendo favellare,
questo gufo saggio e giudizioso
m’accorsi, stracarico di fiele,
che questo uccello sapiente,
era più poeta di me.
Di fatto, i versi mi scippò
e meditando
la mia inettitudine,
sfondai il monitor,
che mi canzonava in faccia.


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