HO PECCATO, PADRE

Padre Luca entrò nella chiesa deserta. Tirò verso di sé una piccola porticina, si sistemò nell’angusto spazio e attese. L’uomo non tardò ad arrivare.
“Ho peccato, padre”, esordì il nuovo venuto.
“Dimmi, figliolo, ti stavo aspettando”. Padre Luca inspirò profondamente chiudendo gli occhi.
“Padre Sestiglio le ha già parlato di me?”.
“Sì, figliolo, mi ha accennato qualcosa”.
“Padre, ho commesso il crimine più orrendo che un essere umano possa commettere”, proseguì l’uomo con una voce sempre più instabile.
“Dimmi, figliolo, il Signore perdonerà ogni tuo crimine se sarai sinceramente pentito”. Luca credeva a quelle parole, da sempre.
“Pensa che Dio potrà perdonarmi?”.
“Certo, ma tu, figliolo, dovresti fare un gesto, per dimostrare di essere realmente pentito”.
“Ho paura, padre”.
“Sì, è normale, anche le tue vittime avranno avuto un’enorme paura e provato molta sofferenza, non credi, figliolo?”
“Ho paura, non posso”.
“Ma tu, in chi hai fede?”
“Tutti si accaniranno contro di me, nessuno avrà pietà di me”, sibilò l’uomo.
“E Gesù Cristo, come mai andò in Croce? Figliolo, noi dobbiamo rendere conto a qualcuno infinitamente più grande di ogni essere umano. È sciocco aver paura. Se hai paura, la tua fede non è grande abbastanza”.
“Non ce la faccio. Non ho scelta, non posso espormi alla pubblica gogna!”
“E dimmi, figliolo, le tue vittime avevano forse una scelta? È stata data loro la possibilità di difendersi?”
“Ho peccato, padre, ho molto peccato. Mi aiuti”.
“Dimmi, figliolo, non c’è niente di cui tu non possa parlare”. Ora il confessore assunse un tono più dolce, accomodante.
“Non so da dove cominciare”, biascicò l’uomo.
“Dimmi, figliolo, io ti capisco, ma soprattutto Lui ti saprà capire”.

L’uomo vomitò  tutti i suoi atti più abietti attraverso l’oscura grata. Padre Luca ascoltò con attenzione ogni parola, lo sguardo rivolto verso il basso, col sudore che gli lavava le ginocchia. L’uomo raccontò tutto quanto nei minimi dettagli. Infine, concluse la sua confessione.

“Ego te absolvo in nomine patri, filii et spiritus sancti”, pronunciò il sacerdote, mentre rivoli di freddo sudore misti a lacrime ricacciate dentro annebbiavano la sua vista.

“Vai, figliolo e… che il Signore abbia pietà di te. Solo lui è in grado di perdonarti.” L’uomo esitò alcuni secondi, quindi si alzò e si diresse verso l’uscita senza proferire un solo vocabolo.

Padre Luca attese che l’uomo fosse fuori dalla chiesa prima di lasciare il confessionale.
Appena uscito, una suora corse verso di lui: “Presto, dobbiamo andare, tra poco arriveranno gli altri sacerdoti”, comunicò la ragazza.
“Ho fatto tutto”, replicò Padre Luca. Il suo viso privo di espressione, vuoto, lo sguardo perso.
“Devo togliermi questi abiti, non fanno per me”, manifestò la ragazza sbuffando, “questa cuffia e questo velo mi stanno facendo morire dal caldo, ora capisco un po’ di più le donne afghane”. Si tolse cuffia e velo,  agitando al vento i suoi capelli lunghi e neri.

Una volta distanti dalla chiesa, vicino a una fontana, la ragazza fermò il suo ex insegnante di religione. “Padre, lei sa che sarà scomunicato a vita per questo?”
“Credi mi importi qualcosa?”, rispose Padre Luca, le sopracciglia aggrottate.
“Beh, forse la sua fede è venuta meno?”, domandò la ragazza incerta e sorpresa.
“Assolutamente no. Al contrario, è più forte di prima”.
“Ha violato il confessionale e il sacramento della confessione, tra l’altro mentre confessava un sacerdote”.
“Sì, ma ti sei dimenticata ‘Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare’. Voglio soltanto che queste persone non nocciano più nessuno”.

La ragazza fissò il sacerdote, mentre i suoi capelli ondosi agitati dal vento le coprivano parzialmente l’occhio destro. Riportò alla mente l’uomo che l’aveva comunicata e cresimata, più di dieci anni fa. Un uomo di grande fede, come pochi. Un uomo giusto, come nessun altro che aveva incontrato finora nei suoi ventinove anni di vita.
Padre Luca tirò fuori dalla tasca destra della giacca il piccolo registratore digitale, lo osservò per alcuni secondi. Poi chiuse gli occhi e pregò. Non sarebbe stato semplice far valere questa prova in tribunale, già lo sapeva. Il rischio che venisse ricusata era molto alto. Ma lui aveva fiducia. Aveva fede.
“Andiamo”, disse infine, mentre col cellulare componeva il numero di uno studio legale.

Andrea Mucciolo

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