LA MACCHINA DEL TEMPO

di Andrea Mucciolo

Eureka! Ce l’ho fatta! Dopo tanti anni, dopo così tanto lavoro e abnegazione, ho finalmente inventato la macchina del tempo! Certo, mi è costato molto tutto ciò. Mi ha causato un esaurimento nervoso, il divorzio da mia moglie, la perdita del mio posto di docente all’università, delle amicizie, e la dilapidazione tutti i miei risparmi. Ma eccola qui, la mia invenzione. Sono riuscito a fare quello che nessuno prima d’ora aveva nemmeno tentato. Ora però devo riflettere. Questo veicolo non è molto stabile, si regge per scommessa. È un baracchino lungo appena due metri e mezzo e largo un metro e mezzo. È artigianale, non ho certamente avuto accesso alle varie tecnologie industriali, quale grullo avrebbe mai finanziato un simile progetto? Potrebbe non essere in grado di affrontare il viaggio di ritorno. E non è detto che in un'altra epoca io sia in grado trovare gli strumenti necessari per ripararla in caso subisca dei danni. Perciò, è fondamentale valutare quale possa essere il periodo storico più congeniale per me. Perché io voglio andarmene dal mio tempo.

Generalmente, quando le persone sono stanche della propria vita, si accontentano di cambiare città o magari nazione. Ma io no. È per questo che ho inventato quest’arnese, per recarmi in un'altra epoca e ricominciare tutto da capo. Anche se forse sessant’anni sono un po’ troppi per pretendere di ricominciare una nuova vita.

Il futuro l’avevo scartato sin dall’inizio, troppe incertezze, inoltre, il mondo più andiamo avanti e più peggiora, quindi lasciamo stare.

Il passato. Qual è stata l’epoca migliore per l’uomo? Ci penso, ma non riesco a trovare una risposta. Credo non ci sia un’epoca migliore delle altre, è tutto soggettivo. Ovviamente non dovrei spingermi troppo indietro. È fattibile pensare di trovare la propria felicità nel Medioevo, ad esempio? In epoche in cui i diritti dei più deboli non venivano rispettati? Ma anche se andassi indietro di poco, troverei sempre delle situazioni più disagiate del presente. Medicine non ancora inventate, tante comodità in meno, sarei mai in grado di ambientarmi? Certo, è giusto dire che troverei un’aria più pulita e un mare che non è una raffineria. Non lo so. Solo nel secolo appena concluso ci sono state due guerre mondiali, il Fascismo, gli Anni di piombo, in che periodo potrei mai “infilarmi”? Mi sento combattuto: da una parte sono desideroso di conoscere periodi molto lontani dal nostro, ma dall’altra, mi rendo conto che non ci andrei da turista per qualche giorno nell’epoca che sceglierò, ma per tutta un’esistenza. Quindi al diavolo gli ideali romantici, devo pensare alla vita pratica.

Penso, medito, rimugino e mi viene in mente una cosa: che senso ha andare in un'altra era per tentare di trovare lì la felicità, quando sono già stato un completo fallimento? Sì, sono un fallito. Ho inventato questo aggeggio per solcare il tempo, e allora? Mia moglie mi ha lasciato, non mi è rimasto più un solo amico, ho trascorso venticinque anni rinchiuso in questo garage per avere una vita migliore, quando, in realtà, stavo buttando nella spazzatura quella che già avevo. La causa della mia infelicità non è colpa di questa epoca, ma del mio cervello. Qualsiasi periodo io mi possa scegliere, sarei un fallito lì, come lo sono stato qui. Ho sperperato la mia esistenza. Non sono più nulla, non possiedo più nulla e soprattutto, non avrò mai nulla.

Ora che ci penso, c’è un’epoca in cui potrei andare: sì, è un’ottima idea.

Prendo una borsa e ci metto dentro una serie di oggetti utili. Entro in macchina, controllo che tutti i comandi funzionino correttamente, accendo il motore. Sul display del cruscotto appare una scritta:

SELEZIONARE DATA: ora gg mm aa sss mmmm a.C. d.C.

Immetto la data: 13,30 05 03 50 900 1000

Sono circa cinquantasei anni fa.

La macchina fa un rumore inverosimile, maledetta, speriamo non si ingolfi il motore. Ora balla sempre di più, ora oscilla a destra, ora oscilla a sinistra, adesso vengo spinto in su, adesso vengo spinto in giù.

Credo che questa baldracca stia per esplodere, tanto lavoro per nulla brutta figlia di…

… Con forza vengo scagliato su un prato isolato, l’unica fortuna in tutta la mia vita. La macchina è distrutta, ma non me ne può fregar di meno. Roma anni Cinquanta è favolosa, ma non ho tempo per questo ora. Prendo due linee di autobus con delle vecchie lire che mi ero conservato prima dell’avvento dell’Euro. Giungo ad una via di periferia. In fondo c’è una palazzina, che io conosco fin troppo bene. Nel cortile c’è un bambino che sta accarezzando un gatto. Disto dal bambino più di cento metri, ma so che il bambino sta dicendo al micio che tra poco il padre rientrerà a casa e gli porterà sicuramente un bel regalo, perché oggi è il suo compleanno! Mi avvicino al bambino, il felino fugge via. Guardo il piccolo negli occhi. Il suo sguardo non è ancora segnato da tutto ciò che vedrà in futuro. Conosco questo bambino fin troppo bene! Lui mi guarda, lui ancora non può sapere.
La tiro fuori dalla mia giacca.
Lui mi sorride. Pensa sia un gioco.
Premo una, due, tre, quattro, cinque… E poi… … … … … … … …

Andrea Mucciolo

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Si legga, a questo proposito, "Il Paradosso del nonno" (Il primo a descriverlo fu René Barjavel, uno scrittore di libri di fantascienza), al quale questo racconto è ispirato:

"Il Paradosso del nonno è quello per cui l'ipotetico viaggiatore nel tempo incontra nel passato e uccide un proprio progenitore diretto (padre, nonno, etc.). In quel caso, l'esistenza stessa del viaggiatore sarebbe un'incoerenza e pure la possibilità di un suo ritorno al presente, all'istante di tempo nel quale era partito il suo viaggio. Una situazione d'incoerenza ancora maggiore si verificherebbe quando l'ipotetico viaggiatore nel tempo incontrasse, ed eventualmente uccidesse, sé stesso quando aveva un'età minore.

Un esempio nel cinema lo troviamo nel film "Ritorno al futuro".

Ecco gli approfondimenti per chi fosse interessato a questa affascinamente materia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Viaggio_nel_tempo

http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_nonno

 

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