PUNTI DI VISTA

 

Era risaputa la straordinaria bellezza delle donne di Omsagro II. Dai vari racconti di gente che era effettivamente andata su questo pianeta, si poteva evincere che le femmine di questo piccolo e lontano corpo celeste della nostra galassia, erano probabilmente le più splendide creature di tutto l’universo conosciuto. Di Omsagro II si sapeva molto poco, sebbene vi fossero per l’appunto state alcune persone; infatti, costoro non erano interessati a ricerche scientifiche sul pianeta, sulla sua storia, arte e cultura. L’unica informazione certa, peraltro inutile, era che Omsagro II era popolato, mentre il suo fratello maggiore, Omsagro I, era disabitato. Pochissime persone erano state in quel luogo, ma i pochi fortunati ne parlavano come un paradiso terrestre (ossia extraterrestre), e senza il benché minimo rimpianto per le spese sostenute. Anche un mio amico, Lorenzo, era stato un paio d’anni fa in quel mondo ancora sconosciuto ai più, e mi aveva descritto delle situazioni ai limiti dell’immaginario erotico di qualunque uomo. C’è da dire poi, per chi ancora non l’avesse capito, che le donne di questo pianeta erano… diciamo facili, per non dire altro.
“Vedrai”, mi disse un giorno Lorenzo, sorseggiando un Crodonotto Dry al “Mariotto boss”, vicino Piazza del Popolo, “le donne di quel posto ti faranno provare la vera estasi, qualcosa che finora hai potuto solo immaginare… No, nemmeno, non è possibile concepire con la fantasia una simile goduria dei sensi. Certo, amico mio, te lo dico subito, il viaggio è assai caro, io ho dovuto ipotecare il mio appartamento per acquistare il biglietto, ma ti assicuro che ne vale la pena, sulla terra non troveresti mai nulla di neanche lontanamente simile…”.

Il mondo è capitalista. Il mondo è cattivo. Nessuno ti regala niente. Non vengo da Fontamara, so benissimo che tutto ha un costo, ma quando andai all’agenzia “E vai lontano!” la cui insegna sotto il nome recava scritto “Ti ci portiamo noi!”, agenzia specializzata in viaggi spaziali, mi prese una sincope.
“Trentamila crediti, andata e ritorno, s’intende”, comunicò con un sorriso l’impiegata dell’agenzia, un sorriso che aveva tutto il sapore forte e inteso dello sfottò. Trentamila crediti. Con quella cifra, si sarebbe potuto comprare un ampio monolocale nella Zona Ufficiale di una grande città o, se preferite, una piccola villa nella Zona Non Ufficiale. Dico subito che io, a differenza di Lorenzo, disponevo già di quella somma, anche se era quasi tutto quel che avevo; dovevo solo stabilire se fosse più forte la mia avarizia o la mia libidine.
Ne venne fuori un dibattito, nel quale a turno,  Avarizia e Libidine esposero le loro ragioni, in maniera di sicuro molto forte, ma sempre rimanendo confinate in quel decoro e in quella moderazione oramai ignorata dai nostri politicanti. Alla fine della discussione, non essendo stato raggiunto compromesso alcuno, la Libidine dichiarò: “E’ vero,  i soldi comandano il mondo, e quindi anche gli uomini, ma io rappresento l’irragionevolezza della mente umana, un desiderio così intenso, al quale nessun uomo potrà mai resistere, perciò, a nulla valgono le tue pur giuste obiezioni, l’uomo cederà sempre a questo impulso incontrollabile”.
A seguito di queste parole, l’Avarizia, che sembrava fin dall’inizio la favorita, ammise la sconfitta ed io, lasciato per l’appunto alla mercé dei miei pensieri lussuriosi, non feci altro che gettarmi nella preparazione di questo viaggio elitario. Essendo uno statale, e di livello alto, non ebbi alcun problema a farmi accordare un mese di ferie, il minimo, tenuto presente che la trasferta richiedeva una settimana per andare e una per tornare, e le restanti due settimane… grandi ramazzate!
La sera prima della partenza, prenotai via Supernet un film vietato ai minori di trentacinque anni, Casanova SuperBosch, che avrei guardato sul mio nuovo Net-Tv da duecentonovanta pollici. Non è da tutti avere un Net-Tv da duecentonovanta pollici. Lorenzo, ad esempio, ne possedeva uno di soli duecentoquaranta. C’era una certa differenza. Il film vietato che avrei dovuto visionare mi sarebbe risultato molto utile per il raggiungimento del mio scopo: non è male ripassare un po’ la materia, quando per anni si sono presi solo brutti voti. In ogni caso, il film mi disgustò non poco: ora capivo la ragione d’un divieto così elevato… E io avevo solo trentaquattro anni! Andai a dormire pensando alle donne di Omsagro II, e mi venne in mente che prima della partenza sarebbe stata una buona   idea quella di passare un attimo in farmacia…

 

“Ultima chiamata per il volo 299 per Omsagro II, i signori  viaggiatori sono pregati di recarsi all’imbarco 65 grazie”.

Arrivai all’imbarco. Una specie di pupazzone calvo controllava la regolarità dei titoli di viaggio, molto furono rispediti indietro, poiché i loro biglietti erano o falsi o intestati ad altri e quindi rubati… Santo cielo! Pensai, come si può essere tanto stupidi da farsi rifilare un biglietto falso… solo per risparmiare qualche credito magari si rivolgevano ad agenzie poco raccomandabili e, meditai, per farsi una fregata… Avevano ricevuto di certo una bella fregatura! Ma io son troppo intelligente per farmi infinocchiare in questo modo, non vengo mica dalla montagna del sapone! Arrivò il mio turno, consegnai il mio titolo di viaggio a quel pagliaccione pelato dell’androide.  L’umanoide disse qualcosa di incomprensibile, mi riconsegnò il biglietto obliterato e mi augurò buon viaggio con un sorriso che pareva avesse una paresi al volto.
Appena a bordo dell’Astroshuttle 9191 mi resi conto che tutti i passeggeri, in totale una ventina, erano di sesso maschile. Capire in maniera così cruda che sì, in pratica ero un turista del sesso, mi fece un brutto effetto, come di qualcosa di sporco. Ma poi riflettei su un fatto: io non andavo come alcune mezze specie di esseri umani a trastullarmi con le bambine, ma con donne adulte. Poi cominciai a meditare sul fatto che io non sapevo nulla di questo strano mondo in cui mi stavo recando… Né  la loro forma di governo, né la loro religione, né i loro usi e leggi e tantomeno parlavo la loro lingua. Lorenzo non era stato in grado di dirmi nulla al riguardo, lui era andato lì solo per delle belle “spolverate” e basta, come gli piaceva ricordarmi, e altrettanto avrei dovuto fare io, secondo lui. “Noi siamo fortunati”, affermò pochi giorni prima della mia partenza, “mentre il costo del viaggio è effettivamente molto dispendioso, quasi uno sproposito, direi, per contro su Omsagro il costo della vita è molto basso, per cui mentre sulla terra potresti comprarti giusto un’oretta di piacere, diciamo con dieci crediti, lì, per la stessa cifra, ottieni venti volte tanto, ti rendi conto? Chiaro che, non potrai utilizzare il tuo denaro, né potrai cambiarlo con la valuta locale, in quanto non ci sono ancora accordi  che ne stabiliscano il cambio, ma sarà sufficiente che ti porti un qualsiasi oggetto d’oro, di cui anche lì ne comprendono il valore, e il gioco è fatto! E ti auguro tante buone punzonate!”. E cosi avevo fatto, e per non spendere altro denaro, portai con me la fede d’oro, avanzo del mio fallito matrimonio con Sonia, tanto ormai…
Durante il viaggio ebbi modo di scambiare qualche parola (poche, una decina, forse una ventina) con alcuni miei partner di viaggio, e capii una cosa: erano tutti dei pervertiti. Loro non andavano lì semplicemente per curiosità, ma perché avevano in pratica girato tutte la case chiuse (da un po’ riaperte, per dire il vero) del globo terrestre (qualcuno anche di alcuni pianeti vicini, come ad esempio Onan IV, ma l’esperienza era stata alquanto sgradevole, poiché le donne di quel pianeta erano delle nane ninfomani e sadiche le quali durante l’atto sessuale ballavano e saltavano, causando agli uomini dei danni gravissimi),  che a loro il sesso non dava quasi più piacere, e dovevano per forza cercare “la novità”, per ritrovare il desiderio. Inoltre, questi allupati incalliti, erano rimasti in mutande per raggiungere la somma richiesta per il viaggio… Beh, ragionai, tenendo presente il loro scopo, potevano vendersi anche quelle…! Ma io non sono come loro, io farò delle sane “smociate” e tornerò felice come il buon amico e mentore Lorenzo.
Dopo la settimana regolamentare atterrammo all’aeroporto interstellare di Hjeekkohq, la capitale del Tuuhohi, la nazione più grande del pianeta. Prendemmo una specie di pullman ibrido, il quale di solito andava su strada ma, se per caso durante il percorso l’autista intravedeva una specie di ingorgo di quelle mini-capsule a due ruote su cui tutti giravano, immediatamente si librava in volo. Notevole. In breve tempo giungemmo al centro della capitale, brulicante di vita. La temperatura era notevolmente fredda, e ben s’intonava all’austerità di quella città.
La prima impressione che ebbi di quel posto non la ricordo particolarmente gradevole. C’era un tiranno: il grigio. Questo colore regnava quasi ovunque, nei palazzi, alti e con pochissime finestre; per le strade, senza alberi e senza negozi. E, strano a dirlo, giravano esclusivamente uomini, anche loro, debbo ammettere, di una bellezza fuori dal comune. Poi arrivarono le donne.
Evidentemente avevamo la brama sessuale stampata in fronte perché non appena ci intravidero, si proiettarono come missili verso il nostro gruppetto di lussuriosi.  Fummo accolti da una moltitudine di put… Ehm voglio dire di “donne stupende”. Eh già, erano veramente tanto incantevoli come descritte.
Senza che mi dilunghi nel descrivervi il loro aspetto, vi dico solo che misi una mano nella tasca destra della giacca, per sincerarmi se il mio acquisto in farmacia fosse ancora lì. Fummo adescati in maniera anche forte direi, chi da una donna chi da un’altra, con la richiesta immediata di consegnar loro l’oggetto d’oro da noi portato, dandoci in cambio parte del suo valore nella moneta locale, lo Gnuzz;  nel giro di dieci minuti ciascuno di noi era a bordo di una specie di uovo volante automatico, destinazione ignota. A me era toccata una meravigliosa femmina con i capelli celesti e due occhi verdi e tondi… Sì, tondi come una moneta, e quando sbatteva le sue ciglia rivestite con qualche make-up che le faceva brillare come l’oro, il cuore mi si scioglieva come cioccolata d’estate, le labbra mi si attorcigliavano come zucchero filato impazzito, e poi c’era un altro particolare… Ma lasciamo stare. Di lato a me c’erano due dolci meloni  che impreziosivano un corpo che era uno scrigno di piacere. La sua altezza sarà stata circa un metro e settanta e, eccetto per gli occhi e i capelli, sarebbe potuta sembrare umana. Ma di umane così belle non ne ho mai viste, perché mai esistite. Percorremmo molta strada, e notai che Omsagro aveva non una ma svariate lune come satelliti attorno a sé, alcune gigantesche che parevano stare lì lì per cascare da un momento all’altro, altre così piccole che sembravan degli sputi ghiacciati di qualche astronauta. Dovranno avere l’ispirazione facile i poeti su questo pianeta, pensai, con tutte queste lune… scusatemi, faccio questa affermazione perché sono scemo.
Alla fine arrivammo a quella che sembrava essere una casa, ma che dentro dava l’impressione di essere una specie di gigantesca serra, essendo i soffitti trasparenti, e l’ambiente ricolmo di piante; tuttavia, non poteva essere una serra, giacché al centro della stanza principale era situato uno stuzzicante lettone dalle lenzuola color neve.
Una parte del mio corpo era già diventata d’acciaio (chiedo scusa, ma dovevo dirlo, non pensate male di me, sono solo sincero), quando questa creatura strumento di piacere mi venne vicino e mi disse: “Dài comminciammo”.
“Ah…! Parli la mia lingua, ma com’è possibile?”.
“Sonno molti quelli te comme vengonno qui, così imparratto vostra lingua”. Beh, in effetti, sì la parlava, ma era una cosa obbrobriosa, ignominiosa, turpe, infame… Ma che m’importava, mica ero qui per disquisire sulle tecniche d’apprendimento dei linguaggi alieni, ero qui solo per farmi una vigorosa crapula…
“D’accordo, sono pronto”, le comunicai, iniziando così a spogliarmi.
“No, non c’è bisoggnno”, dichiarò.
“Eh?”, le chiesi fissandola esterrefatto.
“Vienni qui”, ordinò. Mi avvicinai, mise ambedue le mani sulle mie spalle, stringendole forte, chiuse gli occhi, respirò profondamente e ad un certo punto sentii una forte sensazione di calore avvolgermi in ogni dove, penetrarmi i pori della pelle, la mente, il cuore. Fu come quella frustata d’acqua calda che solo una doccia d’inverno può farci provare, un calore perforante, forte, ma che al tempo stesso rinfrescava i sensi, consentitemi questo ossìmoro. Fu un attimo, pochi secondi, lei riaprì gli occhi ed io, immobile come un soprammobile, la guardai e domandai: “Beh, cos’è stato?”
“Comme?”, fece lei, “abbiammo fatto l’ammore”.
“Che cosa tu dici?”, iniziavo anch’io a parlare male, chi va con lo zoppo…
“Questo è il nostro moddo, non sei il primmo che rimmanne dellusso”.
“E porca troia! Altro che dellussion… voglio dire delusione cazzo! Mica crederai che io adesso me ne vada via così, vero? Dopo tutto quello che ho speso per il viaggio… Avanti, prendi meno per il culo battona galattica e giustifica i soldi che ti ho dato,  denudati, privati delle tue vesti offensive per il mio lascivo sguardo, forza… Andiamo dài, ehm… Ma… Ma… Che cos…”.
Aveva gettato a terra tutti i suoi abiti e, osservandola nuda e cruda, capii. Con mio abissale rammarico compresi.
“Ma, scusa, ma come fate per la fecondazione, voglio dire per far figli…”, le domandai appena mi fui ripreso dal forte shock.
“Quello che aviamo fatto orra, ma i tuoi genni non sonno comppattibbili, quindi succedderrà nulla.”
“E poi? Una volta fecondate, e dopo il vostro tempo di gestazione che non so quanto sia… Come lo tirate fuori il bambino?”.
“Il bambinno non cresce dentro noi… Una volta comme dite voi incinte, il nostro sangue, che perrò non è proprio un sangue comme il vostro, è tutto pienno dei genni della nuova vitta, perciò vienne prelevata una parte dei genni  e colttivvatti in pro… provvetta”.
“Sì, adesso con la tecnologia, ma in passato? Come facevate un tempo?”.
“Era semplice, noi alla nascitta siammo molto piccoli, meno di unna manno… Ma forse è una cosa brutta questa io dicco ora, a voi almenno sembrerà tale… Uscivammo dalla bocca… Era quello il parto classico, le donne non potevvanno mangiare per quattro giorni prima del parto, e il feto si nutriva invece della riserva del “Simpo-stomaco”, che voi non avvette, era brutto per la donna, così la tecnolloggia è intervenutta”. Una rivelazione inconcepibile, mi sentivo spossato, allibito.
“Ma, scusa, per le vostre… Dico per le vostre funzioni fisiologiche…”. Ero scarlatto per la sconcezza delle mie parole.
“Quello che noi mangiammo esce… Come ditte voi… Svappora ecco, svappora dal nostro corpo, dai nostri pori, non aviamo necessittà di libberrarcci comme voi”.
“Il sesso invece, è solo questo? È sempre stato così il vostro piacere?”.
“Sì, è sollo questo da sempre… Ma noi non diammo molto peso al sesso in quel senso, non aviamo stesso vostro desiderio, nostro è cosa molto marginalle, non è poessia comme voi aviate, tanti sonno venuti comme te e rimanuti dellussi, mi spiace, ma nessunno vi dicce questo come mai?”
“Sì, ma se come dici tu, voi non date peso al sesso, come mai ci sono anche qui le prostitute come te? Di’ la verità, noi terrestri siamo i polli da spennare, vero?”. La stupenda fanciulla roteava le pupille dei suoi occhi da fiaba, i suoi seni sussultavano al suo respiro, i capelli celesti mossi da una brezza che veniva da chissà dove le danzavano in viso, coprendole e riscoprendole ripetutamente gli occhi, la sua pelle glabra, nivea  e lucente mi confondeva la vista, il pensiero.
“Non potete accussare noi, voi volete emozzioni nuove e noi ve le diammo, volevate il sesso duro ed eccitante? Potevate starvene sul vostro globbo sventurratto e andare dalle vostre donnacce di strada… La novvittà è questa, sennò era innuttile che vennivate qua…”

 

Questa doveva essere la “grande estasi”, il “rapimento” dei sensi di cui tutti parlavano? Una vampata di calore e niente più? Non sarebbe stato meglio farsi un whisky? O darsi una botta col phon alla massima potenza? Oppure farsi una canna, se non altro erano soluzioni molto più economiche e meno disdicevoli.

Al giorno prestabilito per il volo di ritorno, ci ritrovammo tutti quanti all’aeroporto interstellare di Hjeekkohq, tutti delle maschere di frustrazione, di rammarico. Durante tutto il tempo della navigazione verso la Terra, nessuno articolò un solo verbo, sostantivo, aggettivo, epiteto o sospiro. Erano divenuti tutti delle statue di sale. Nessuno aveva la forza d’animo di incrociare lo sguardo degli altri.
Per quanto concerne la mia persona, rimasi tutto il tempo accucciato in un angolo vicino ad un oblò, alzandomi solo per le funzioni fisiologiche e per i pasti.
Com’era possibile, mi domandai, che nessuno, dico nessuno dei gran puttanieri e gran figli di puttana che erano stati su Omsagro II avesse detto la verità riguardo il sesso con le donne di quel pianeta? Perché raccontare tutte queste fanfaluche? Che motivo c’era? Per colpa loro altri erano caduti nell’inganno, buttando i risparmi d’una vita… Che vergogna… Ma certo! La vergogna… Anch’io provavo vergogna, e al mio rientro non avrei di certo raccontato la verità, no, avrei di sicuro ideato una grandiosa panzana per suscitare l’invidia delle persone… E lo stesso faranno tutti gli altri erotomani che hanno viaggiato assieme a me, chi viene truffato ha vergogna d’ammetterlo, un conto è essere ad esempio rapinati da un criminale armato, e quale colpa abbiamo noi? Un'altra cosa è partecipare attivamente allo spoglio dei propri beni, come appunto avviene in una truffa, e questa di sicuro era una truffa, solo che chi ci aveva truffato non ne avrebbe ricavato nulla, questa era l’assurdità. Sì, adesso mi sentivo in pieno accordo con la magnifica prostituta con cui, diciamolo per convenzione, avevo avuto un “rapporto sessuale”.
La colpa non era loro, ma nostra.
Mentre la nave interstellare 889 sorvolava solitaria e compiaciuta la tenebrosa e a tratti brumosa galassia, guardando questa immensità sfuggente, immemore di tutte le sofferenze dei suoi dimoranti,  sentii una sensazione forte prendere il sopravvento su di me, un qualcosa di inafferrabile, ma che tuttavia mi lasciò indelebile una consapevolezza, una cognizione che sentivo fortemente mia, come se lei m’appartenesse ed io appartenessi a lei, nella certezza assoluta che senza dubbio ero… L’essere più stupido di tutta la galassia!
Avevo buttato nel water trentamila crediti, cifra che m’avrebbe permesso d’acquistare un ampio monolocale nella Zona Ufficiale o, se preferite, una piccola villa nella Zona Non Ufficiale.
Bella prova.
Ma la cosa che mi bruciava maggiormente, era il fatto che Lorenzo, mio amico, m’avesse mentito; era inaccettabile.
Chissà, mi trovai tuttavia a pensare, forse lui aveva sul serio provato piacere da quel tipo di rapporto, quindi non mentiva con me, era solo una questione di punti di vista differenti, il mio dal suo, e inoltre tutti i gusti son gusti, e vanno rispettati. Certo, una questione di punti di vista discordi… Mah, mi resi conto che forse tutto sommato avrei potuto comprendere il suo punto di vista, sperando, è ovvio, che anche lui avrebbe compreso le ragioni del mio punto di vista, quando, una volta tornato sulla terra, avrei polverizzato la sua bella faccia di deretano insolente con la nuovissima rivoltella al laser John O’ Rellington… 

Andrea Mucciolo

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