MINI RACCONTI

UN BAGNO CALDO

Sara entrò in casa. Si tolse la giacca, la gettò sulla poltrona e, senza dire nulla, si diresse verso il bagno. “Guarda che è quasi pronto”, le comunicò sua madre affacciandosi dalla cucina, prima che Sara si chiudesse in bagno. La donna prese in mano un rigatone per saggiarne lo stato di cottura. Si voltò verso la figlia ma quest’ultima era già sparita dalla sua vista.

“ ’Sto stronzo!” Il padre di Sara, spaparanzato sul divano, urlò un insulto ad un giocatore della Roma. “ ’Sta testa de cazzo!” Teneva una birra nella mano sinistra, mentre la mano destra perennemente massaggiava i testicoli. “Papà, io starei cercando di studiare, porco cazzo!”. Francesca, sedici anni, aprì un attimo la porta della sua stanza, che dava direttamente nel soggiorno, quanto bastò per inveire contro il padre.

“Ma va va…”. Bofonchiò l’uomo facendole segno con la mano di tornarsene in camera sua.

Sarà si spogliò completamente nuda. Aprì il rubinetto e, senza attendere che l’acqua diventasse almeno tiepida, si infilò nella doccia e iniziò a insaponarsi ovunque, mentre il getto d’acqua diveniva sempre più bollente. “Dov’è tua figlia?” Chiese la donna. “A me lo chiedi?”, rispose il padre, senza spostare lo sguardo dal televisore né la mano dalle palle.

“Mamma, ho fame”, mormorò Matteo, sette anni.
“Un attimo!”, gli urlò la madre.
“Cosa cazzo ti strilli?” Disse il marito, questa volta girandosi verso la moglie. Si diede un’altra grattatina ai testicoli e riprese a guardare gli ultimi minuti di recupero.

Da dietro la porta del bagno: “Sara? Sara, tutto ok? Due minuti ed è pronto”.

Nessuna risposta.

“E lasciale almeno fare un bagno in santa pace, ha lavorato tutto il giorno ‘sta ragazza, e che cazzo!”. L’uomo mandò giù un’altra sorsata di birra italiana.

Sara iniziò a massaggiarsi il corpo sotto l’acqua bollente. Mise il viso sotto il getto diretto della doccia e con le mani incominciò a strofinarsi la fronte e le guance. Si adagiò inerme sotto il potente spruzzo d’acqua, che scivolava energico e implacabile sul suo corpo glabro e candido. Ben presto il calore dell’acqua iniziò ad arrossare alcune zone del corpo, in particolare la schiena, il seno e i glutei. L’acqua diveniva sempre più bollente, ma lei non pareva curarsene.

La madre, senza attendere oltre, entrò nel bagno chiudendosi la porta dietro. La figlia non si accorse di lei, stordita dal rumore del potente getto d’acqua che le bagnava corpo e viso.
La donna si avvicinò alla tenda della doccia: “Sara? Tutto bene?” Dopo alcuni secondi di silenzio la madre scostò la tenda. La figlia si voltò di scatto. Chiuse il rubinetto e si girò immediatamente verso il muro, dando le spalle alla madre.

“Sara? Ma che hai fatto? Cos’hai?”
“Nulla, volevo solo farmi un bagno caldo. Dài, mamma, esci, mi vergogno a farmi vedere nuda, ho vent’anni oramai”.
“Non dire sciocchezze!”, rispose ansiosa la donna, “che fino a ieri ti spogliavi davanti a me. Sara, girati: te lo sto ordinando.”

Con gli occhi semi chiusi, tremando terribilmente, la ragazza si voltò: lividi d’ogni genere le ricoprivano il corpo, come fossero stati disegnati da un esperto tatuatore. Sulle labbra un’inquietante striscia di sangue rappreso.

“Oh Signore mio! Sara, cosa ti è successo? No, stella, non devi lavarti, non potranno risalire all’uomo, vieni qui…
“Vattene! Non toccarmi!”. La ragazza iniziò un angosciante pianto. Si accasciò contro il muro della doccia. Raggomitolata su se stessa pareva sul punto di mettersi in posizione fetale e succhiarsi il pollice.

“Lui… mi ha… dappertutto!...”.

La madre entrò nella piccola doccia. Si accucciò anche lei. Prese le mani della figlia e le strinse forte. Sara si buttò contro la madre singhiozzando nel suo petto.

“Va tutto bene.”

“Adele? Adele, guarda che la pasta sta diventando una colla e tua figlia sta bestemmiando perché rischia di fare tardi al cinema con le sue amiche”.

Andrea Mucciolo

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